COS’E’ LA VITRECTOMIA?

La vitrectomia è un intervento di micro-chirurgia oculare avanzata che viene utilizzato per le patologie “vitreo-retiniche”. Infatti prevede la rimozione del “corpo vitreo”, un gel contenuto nel bulbo oculare che presenta aderenze con la retina. La vitrectomia è stata sviluppata per patologie oculari che riguardano il corpo vitreo (torbidità, sanguinamento, infiammazioni, infezioni, corpi estranei) e dell’interfaccia vitro-retina (retinopatia diabetica proliferante, membrane epiretiniche, pucker maculari, fori maculari razionali, alcuni distacchi di retina).

La tecnica consiste nell’asportazione chirurgica di tutto o parte del corpo vitreo. Questo intervento si avvale di sofisticatissimi strumenti della microchirurgia oculare che, in base al caso clinico, possono essere “mini-invasivi” (vitrectomia 25 G).

Tali strumenti consistono in una sonda, chiamata ‘vitrectomo‘, che taglia e rimuove, aspirandolo, il vitreo, di una linea di infusione che infonde all’interno del bulbo in maniera continua soluzione fisiologica salina bilanciata (BSS), necessaria a sostituire il vitreo mano a mano che questo viene rimosso, e di un illuminatore in fibra ottica . Questi tre strumenti sono inseriti nel compartimento posteriore dell’occhio mediante piccole incisioni sclerali a 3,5-4 mm dal limbus corneale, in corrispondenza della ‘pars-plana’. La soluzione BSS infusa, nel tempo viene sostituita fisiologicamente dalle strutture oculari con “umor acqueo”, il quale non consente più la formazione di opacità vitreali.


Nel corso dell’intervento oltre ad essere rimosso il vitreo patologico, possono essere rimosse “membrane” aderenti alla retina che ne deformano il profilo, determinano trazione e riducono l’acuità visiva (Pucker Maculare). Tale procedura si chiama “PEELING” e viene praticata mediante manovre delicate e strumenti che consentono individuazione e rimozione delle membrane in questione.

Molto spesso la vitrectomia richiede l’utilizzo contemporaneo di speciali tecniche, mirate a risolvere eventuali patologie sottostanti o a gestire le complicazioni che si possono presentare:

1) Endofotocoagulazione: una sorgente di luce laser focalizzato sulla retina. Questo laser consente si saldare eventuali fori retinici, trattare proliferazioni anormali di vasi sanguigni e fermare emorragie. Questo tipo di tecnica e’ particolarmente utile per trattare le complicazioni oculari dei pazienti diabetici.

2) Iniezione di aria e/o di gas: spesso si rende necessaria questa tecnica, nei casi piu’ comuni di distacco retinico o di fori retinici. L’aria o il gas permettono di chiudere questi fori retinici e di sostenere la retina riattaccata al proprio posto. Tale gas, dopo un periodo di tempo variabile, si riassorbe e viene rimpiazzato dai normali fluidi dell’occhio, che attuano la stessa funzione del vitreo che e’ stato rimosso.
In questi casi, il decorso post-operatorio può essere più complicato, richiedendo posture molto scomode (postura supina o prona), che si possono protrarre per settimane.

3) Iniezione di olio di silicone: sebbene la maggior parte dei distacchi retinici possano essere corretti con le tecniche fin qui viste, in alcuni casi si rende necessario sostenere la retina riattaccata mediante olio di silicone. Quest’ultima e’ una sostanza inerte che e’ piu’ efficace dell’aria o del gas nel sostenere la retina. Talvolta può stazionare nell’occhio per anni, anche se molti chirurghi preferiscono asportarla dopo alcuni mesi in quanto può dare origine a tutta una serie di complicazioni, quali l’offuscamento corneale e il glaucoma.


Tale intervento ha durata variabile, a seconda della particolare patologia che lo richiede, della condizione complessiva del paziente e delle tecniche chirurgiche praticate: si va da 30 minuti delle vitrectomie ‘semplici’ a molte ore nei casi più complessi.
L’intervento viene solitamente praticato in regime di Day-Surgery, senza ricovero ed in anestesia locale (retrobulbare).
Nel periodo successivo all’intervento stesso, il paziente deve seguire dei particolari accorgimenti, fra i quali, l’instillazione di particolari colliri, seguire certe posture per il sonno, evitare gli sforzi e i traumi, e nel corso di 3-6 mesi recupererà il visus in relazione alla gravità della patologia di cui era affetto.

Le complicanze di questo intervento sono piuttosto rare, anche grazie all’introduzione di tecniche mini-invasive (vitrectomia 25 G), sono correlate all’atto chirurgico in sé, alla gravità della patologia trattata e si limitano a compromettere l’integrità dell’organo in questione. 

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